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13 maggio 2010
di
Rif. rivista Giugno 2010

Dilaga in Cina il problema dell'obesità e delle patologie ad essa correlate. La situazione è tanto grave da convincere l'Oms a lanciare un allarme. Preoccupazioni per la salute dei cittadini e per i costi sanitari.

IL "PRIMATO" DELLA CINA - Controllo dell'obesità

Già nel 2006, il professore Frank Hu, commentando uno studio da lui condotto presso la Harvard School of Public Health di Boston e pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology, affermava: "E' molto probabile che tra qualche anno il problema dell'obesità in Cina peggiorerà e la prevalenza di sindrome metabolica, oltre che di diabete e malattie cardiovascolari, aumenterà a dismisura. Mi auguro aggiungeva Hu - che il sistema sanitario cinese metta in atto sin da ora strategie preventive per bloccare l'estendersi del problema". A quattro anni di distanza, poco è stato fatto, visto che i dati che riguardano l'avanzata dell'obesità in Cina continuano a crescere. Questo preoccupa per una serie di motivi. Il più evidente è che le autorità cinesi temono che con la "importazione" di stili di vita occidentali e un'alimentazione tipo "fast food" la salute dei cittadini peggiori e la spesa sanitaria dilaghi. Il ministero della Salute ha calcolato che il problema impegna il 23,6% della spesa sanitaria. La ragione meno conosciuta è spiegata sempre dal professore Hu: "La sindrome metabolica rappresenta un segnale estremamente preoccupante in termini di salute cardiovascolare. La cosa ancora più grave - ha precisato Hu - è che i cinesi sembrano molto vulnerabili a queste patologie: le sviluppano già a un indice di massa corporea di gran lunga inferiore a quello degli occidentali". L'indagine del 2006 aveva coinvolto oltre 2300 persone di circa 60 anni, tutte residenti nell'hinterland di Pechino, dove le abitudini occidentali - soprattutto quelle alimentari - si erano fatte largo ormai da tempo. La ricerca ha dimostrato che circa la metà dei soggetti soffriva di sindrome metabolica. E oggi?

L'allarme dell'Oms

Oggi siamo arrivati all'allarme lanciato addirittura dalla Oms, l'Organizzazione mondiale della sanità. La Cina è sotto shock e il clima è quello dell'emergenza. I cinesi si preoccupano del loro nuovo primato: l'industrializzazione e la modernizzazione hanno portato un più diffuso benessere, ma il prezzo, a molti, sembra troppo alto da pagare. Non solo inquinamento e rischi alla salute ad esso correlati: ora la salute è minacciata anche dall'effetto "fast-food-supermercato-televisione-internet" che, a detta del governo cinese, sta trasformando la popolazione e mettendo le basi per la più impressionante bomba-sanità del pianeta. Allarmismo eccessivo? Non proprio. Infatti, se pensiamo che negli anni ottanta solo il 2% della popolazione era in sovrappeso, anche a causa della mancanza di cibo, del diffuso lavoro nei campi e di tutta una serie di fattori ambientali ben diversi da oggi, possiamo renderci conto di quanto forte sia l'impatto dei nuovi dati sul sovrappeso per la popolazione e per il governo. Come afferma Ji Chengye, responsabile del centro di Stato per l'alimentazione, "In 10 anni sulle tavole dei cinesi sono arrivati carne, latticini, zuccheri e conservanti: il nostro organismo era abituato ad assumerli poche volte all' anno. In inverno si consumavano cavoli, in estate riso. Il lavoro fisico è crollato, cedendo il posto a web, auto e tivù. Siamo oltre gli appelli contro i fastfood". Dal 2004 al 2009 il numero di obesi è passato da 60 a 100 milioni, mentre il numero dei cinesi in sovrappeso da 200 a 310 milioni. La Cina è diventata il Paese con il più alto numero di persone in sovrappeso: oltre un terzo della popolazione è colpita dall' ingrassamento, contro l' 8% degli Usa e il 4,4% della media mondiale. Sono ormai tangibili e preoccupanti anche i danni conseguenti all'obesità, in particolare il diabete di tipo 2 che, secondo i ricercatori della Tulane University, è ormai a livello di epidemia.

I bambini cinesi pesano come i loro coetanei Usa

Andando avanti con l'analisi dei dati, si rischia di dipingere una situazione che da paradossale diventa preoccupante. Ha ragione l'Oms a lanciare l'allarme: il 13% dei cinesi tra dieci e dodici anni è già obeso, il 19% è in sovrappeso, rispetto al 18,8% dei coetanei americani. Che la Cina abbia superato gli Stati Uniti in termini di obesità giovanile è un dato oggettivamente allarmante. Se nel 1970 i bambini di sei anni residenti nelle città di Pechino e Shanghai pesavano in media 17,8 chili, oggi le loro bilance segnano 22,4 chili, contro i 22,7 dei paffutelli coetanei Usa. Se da un lato è vero che nelle zone rurali obesi e diabetici sono il 45% in meno che nelle aree urbane, è vero altrettanto che nelle grandi città si concentra ormai il 55% della popolazione cinese. L'obesità non è quindi un problema prevalentemente americano, come spesso si è portati a credere, o più in generale occidentale. Tutt'altro: nei paesi europei e negli Stati Uniti si sono da tempo messe in atto campagne informative rivolte a controllare il dilagare dell'obesità. In Asia, e in Cina in particolare, l'informazione è ancora nelle sue fasi iniziali indietro e al momento si punta sull'allarmismo. Meglio che niente, per carità.

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